Estratto da El amante lesbiano, di José Luis Sampedro

Me contemplo asombrado: ¿Es posible sentirse así, Dios mío?
—¿Por qué no va a ser posible?
Una voz educada, neutra y a la vez penetrante. Me vuelvo hacia el personaje que, sin yo advertirlo, se ha sentado junto a mí. Aspecto de señor bondadoso, per no blando, actitud de haber vivido y estar de vuelta, aire reposado pero ojos sabios y muy vivos. Su traje más bien convencional, con corbata muy discreta, de quien no se cuida de eso y se limita a no llamar la atención.
—¿Decía usted?
—He contestado a tu pregunta. No tiene nada de imposible que un hombre consiga elevarse a lo más alto de sí mismo, aunque reconozco que muy pocos lo intentan y la gran masa ni sospecha poseer esa cima.
—Pero ¿usted…?
—No. He venido porque me has llamado.
—¿Yo?
—Has dicho «dios mío»… Yo soy ese dios y aquí estoy.
Le miro atónito, disimulando mi cautela.
—No me mires así, no soy un loco: soy dios. El tuyo, por supuesto; tu dios, sin mayúscula. Por eso me presento como me ves, según tu estilo. Si yo fuera el Dio oficial no me verías o, si acaso, me aparecería en la forma convencional: colocado entre nubes, con un triángulo detrás de la cabeza y larga barba blanca… No, yo soy tu dios. Has logrado al fin comprender mi esencia y aquí me tienes. No me decepciones, no vayas ahora a pensar que soy un loco ni se te ocurra arrodillarte. ¿Acaso no descubriste hace tiempo que dios es un invento de los hombres?
—Pues sí. Llegué a esa conclusión porque ningún dios de ninguna mitología conocida me resultaba aceptable.
—¡Condenadas mitologías! Me han atribuido las formas y naturalezas más inverosímiles y ante todas ellas se han prosternado los hombres adorándome. He sido cocodrilo, volcán, serpiente, río, cóndor, trueno y hasta transformista. Tan pronto me tenía que convertir en águila para gozar de un muchachito (cosa que muchos hombres lograban sin problemas) como volverme toro, cisne o lluvia de oro para poseer a una joven… ¡Qué trabajos! Y no quiero acordarme de tener que dejarme crucificar, descuartizar, castrar o cosas semejantes… Por eso me siento tan a gusto contigo. ¿Cómo me descubriste?
—Me lo hicieron ver tus injusticias y tus contradicciones, con perdón. Si habías creado a los hombres y te habíamos salido tan defectuosos no tenías derecho a castigarles: la culpa era tuya.
Mi dios, a quien ya siento cosa mía y mi amigo, ríe divertido y se pasa a jugar a abogado del diablo; es decir de Dios.
—Pero ¿no te justificaron el castigo como pago de vuestros pecados, cuya gravedad era infinita puesto que yo soy infinito?
—¿Cómo iba yo a creer en el pecado, una idea tan hija del orgullo? No ofende quien quiere, sino quien puede, repetía mi abuela. Si Dios es creador del Universo entero, ¿puede sentirse ofendido por una sabandija que le salío mal y que araña la superficie de un pequeño planeta? Hace falta tener una exageradísima idea de lo que es el hombre para creerle capaz de ofender a un infinito creador.
—Tienes razón. Pero no olvides que el dios de las mitologías es una creencia valiosa para muchos desgraciados ansiosos de esperanzas. Por eso está presente, con variantes, en todas las culturas, lo cual no prueba —como se dice— la existencia de dios, sino la ventaja de inventarlo, a falta de algo mejor, ofreciendo otra vida cuyo acceso administran los que se erigen en intérpretes y administradores de la divinidad. Así surgieron Marduk, Allah, Ra, Odín, Jehová y todos los demás.
—Pero yo no necesito esas respuestas míticas; no me hace falta inventarte. ¿Cómo estás conmigo?
—No estoy contigo: Soy tú mismo. ¿No estabas hace un momento animado por un impulso vital incontenible en la cima de ti mismo? Eres vida mortal —nada más y nada menos—, una vida valiosa porque eres único. Cada ser es un experimento distinto de la Vida global, que ensaya mil variantes en su progresiva evolución; tu existencia es tu contribución a esos ensayos. No somos hijos de dios sino hijos de la Vida; cada uno es una chispa del gran Todo; de la llamarada inmensa y perpetua que es la Energía Cósmica. Pero a lo largo de la evolución en el nivel humano la Vida ha creado la Conciencia y en ella tu anhelo hacia delante. Esa conciencia tuya es lo más avanzado en ti, te sitúa en la frontera más adelantada de la evolución global. Y esa conciencia, esa vanguardia en ti soy yo… Cuando algo te exalta como hace un momento, o ante una hermosura o un descubrimiento, entonces me encuentras, me manifiesto en ti, accedes a lo más alto… Llámame tu espíritu, si lo prefieres; el nombre me da lo mismo. Lo importante es que estoy en ti: soy lo más vital, lo más ardiente de ti. Tu parte de energía cósmica, de creación en marcha.

***

Mi contemplo perplesso: “È possibile sentirsi così, Dio mio?”
—Perché mai non dovrebbe essere possibile?
Una voce educata, neutra e allo stesso tempo penetrante. Mi giro verso il personaggio che, senza che me ne accorgessi, si è seduto al mio fianco. L’apparenza di un signore affettuoso, ma non fiacco, l’atteggiamento di chi ha vissuto ed è di ritorno, l’aria riposata ma gli occhi saggi e molto vispi. Il vestito piuttosto convenzionale, con una cravatta molto discreta, di chi non ci dà peso e si limita a non richiamare l’attenzione.
—Come dice?
—Ho risposto alla tua domanda. Non è per niente impossibile che un uomo riesca a ergersi all’apice di sé stesso, anche se riconosco che sono in pochissimi a provarci e per la gran parte non sospettano neanche di possedere tale vetta.
—Ma lei…?
—No. Sono venuto perché mi hai chiamato.
—Io?
—Hai detto “dio mio”… Io sono quel dio e per questo sono qui.
Lo guardo attonito, dissimulando la mia incredulità.
—Non mi guardare così, non sono matto: sono dio. Il tuo, ovviamente; il tuo dio, senza maiuscola. Perciò mi presento così come mi vedi, secondo il tuo stile. Se fossi il Dio ufficiale non mi vedresti o, al massimo, apparirei con la forma convenzionale: sito tre le nuvole, con un triangolo dietro la testa e una lunga barba bianca… No, io sono il tuo dio. Sei finalmente riuscito a comprendere la mia essenza e mi hai davanti a te. Non mi deludere, adesso non pensare che sono un matto, né ti venga in mente di inginocchiarti. Non hai forse scoperto da tempo che dio è un’invenzione degli uomini?
—Effettivamente sì. Sono arrivato a questa conclusione perché nessuno dio di nessuna mitologia conosciuta mi risultava accettabile.
—Dannate mitologie! Mi hanno attribuito le forme e le nature più inverosimili, davanti alle quali si sono prostrati gli uomini in adorazione. Sono stato coccodrillo, vulcano, serpente, fiume, condor, tuono e persino trasformista. Avevo poco tempo per diventare un’aquila e approfittare di un ragazzino (cosa che molti uomini riuscivano a fare senza problemi) o farmi toro, cigno o pioggia dorata per possedere una giovane… Che fatica! E non voglio ricordare di quando mi sono dovuto lasciar crocifiggere, squartare, castrare o cose simili… Per questo mi sento tanto bene con te. Come mi hai scoperto?
—Me lo hanno fatto capire le tue ingiustizie e le tue contraddizioni, scusa se mi permetto. Se avevi creato gli uomini e ti eravamo riusciti così difettosi, non avevi il diritto di castigarli: la colpa era tua.
Il mio dio, che già sento cosa mia e mio amico, ride divertito e si mette a fare l’avvocato del diavolo, cioè di Dio.
—Ma non ti hanno giustificato il castigo come il compenso per i vostri peccati, la cui gravità era infinita essendo io infinito?
—Come facevo a credere al peccato, un’idea tanto figlia dell’orgoglio? Non offende chi vuole, ma chi può, ripeteva sempre mia nonna. Se Dio è creatore dell’Universo intero, può ritenersi offeso da un vermiciattolo che gli è venuto male e che striscia sulla superficie di un piccolo pianeta? Bisogna avere un’idea esageratissima di ciò che è l’uomo, per crederlo capace di offendere un creatore infinito.
—Hai ragione. Ma non dimenticare che il dio delle mitologie è una credenza preziosa per molti disgraziati bisognosi di speranza. Perciò è presente, con le dovute variazioni, in tutte le culture, il che non dimostra (come dicono) l’esistenza di dio, ma il vantaggio di inventarlo, in mancanza di meglio, offrendo un’altra vita il cui accesso è stabilito da chi si erge a interprete e amministratore della divinità. Così sono sorti Marduk, Allah, Ra, Odino, Geova e tutti gli altri.
—Ma a me non servono tali risposte mitiche, non ho bisogno di inventarti. Come mai sei qui con me?
—Non sono con te: sono te. Non eri animato, solo un momento fa, da un impulso vitale incontenibile all’apice di te stesso? Sei vita mortale, niente di più e niente di meno; una vita preziosa poiché sei unico. Ogni essere è un esperimento distinto della Vita globale, che mette in atto mille varianti nella sua progressiva evoluzione; la tua esistenza è il tuo contributo a quei tentativi. Non siamo figli di dio ma figli della Vita; ognuno è una scintilla del grande Tutto; della fiammata immensa e perpetua che è l’Energia Cosmica. Ma durante l’evoluzione nel livello umano la Vita ha creato la Coscienza e in essa la tua aspirazione verso il futuro. Questa tua coscienza è la cosa più avanzata dentro di te, ti colloca sulla frontiera più remota dell’evoluzione globale. E questa coscienza, questa avanguardia dentro di te sono io… Quando qualcosa ti esalta come un attimo fa, o quando ti trovi davanti a una bellezza o una scoperta, allora mi trovi, mi manifesto in te, raggiungi la cima… Puoi chiamarmi il tuo spirito, se preferisci; il nome non mi importa. L’importante è che sono in te: sono l’elemento più vitale, più ardente di te. La tua parte di energia cosmica, di creazione in movimento.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: