Estratto da Posibilidades de la abstracción, di Julio Cortázar, in Historias de cronopios y de famas

Trabajo desde hace años en la Unesco y otros organismos internacionales, pese a lo cual conservo algún sentido del humor y especialmente una notable capacidad de abstracción, es decir, que si no me gusta un tipo lo borro del mapa con sólo decidirlo, y mientras él habla y habla yo me paso a Melville y el pobre cree que lo estoy escuchando. De la misma manera, si me gusta una chica puedo abstraerle la ropa apenas entra en mi campo visual, y mientras me habla de lo fría que está la mañana yo me paso largos minutos admirándole el ombliguito. A veces es casi malsana esta facilidad que tengo. (…) El miércoles era de ceniza, día en que los procesos digestivos me parecieron ilustración adecuada a la circunstancia, por lo cual a las nueve y media fui mohíno espectador de la llegada de centenares de bolsas llenas de papilla grisácea, resultante de la mezcla de corn-flakes, café con leche y medialunas. En la cantina vi cómo una naranja se dividía en prolijos gajos, que en un momento dado perdían su forma a cierta altura de un depósito blanquecino. En este estado la naranja recorrió el pasillo, bajó cuatro pisos y luego de entrar en una oficina, fue a inmovilizarse en un punto situado entre los dos brazos de un sillón. Algo más lejos se veía en análogo reposo un cuarto de litro de té cargado. Como curioso paréntesis (mi facultad de abstracción suele ejercerse arbitrariamente) podía ver además una bocanada de humo que se entubaba verticalmente, se dividía en dos translúcidas vejigas, subía otra vez por el tubo y luego de una graciosa voluta se dispersaba en barrocos resultados. Más tarde (yo estaba en otra oficina) encontré un pretexto para volver a visitar la naranja, el té y el humo. Pero el humo había desaparecido, y en vez de la naranja y el té había dos desagradables tubos retorcidos. Hasta la abstracción tiene su lado penoso; saludé a los tubos y me volví a mi despacho. Mi secretaria lloraba, leyendo el decreto por el cual me dejaban cesante. Para consolarme decidí abstraer sus lágrimas, y por un rato me deleité con esas diminutas fuentes cristalinas que nacían en el aire y se aplastaban en los biblioratos, el secante y el boletín oficial. La vida esta llena de hermosuras así.

***

Lavoro da anni nella Unesco e in altri organismi internazionali, eppure conservo un certo senso dell’umorismo e in particolar modo una notevole capacità di astrazione, cioè se qualcuno non mi piace lo cancello dalla faccia della terra semplicemente decidendolo, e mentre lui parla e parla io ripenso a Melville e il poveretto crede che lo sto ascoltando. Analogamente, se mi piace una ragazza posso astrarle i vestiti non appena entra nella mia visuale, e mentre mi parla di quanto è fredda questa mattina io trascorro lunghi minuti ammirandole l’ombelico. A volte è quasi inquietante questa mia facilità. (…) Mercoledì era delle ceneri, giorno in cui i processi digestivi mi sono sembrati illustrazione adatta alla circostanza, perciò alle nove e mezzo sono stato il malinconico spettatore dell’arrivo di centinaia di sacche piene di una pappina grigiognola, risultante da un insieme di corn flakes, caffellatte e cornetti. In mensa ho visto un’arancia che si divideva in prolissi spicchi, che a un certo punto perdevano la propria forma all’altezza di un deposito biancastro. In tale stato l’arancia ha percorso il corridoio, sceso quattro piani e, dopo essere entrata in un ufficio, è andata a immobilizzarsi in un punto situato tra i due braccioli di una poltrona. Poco più in là si vedeva in analogo riposo un quarto di litro di tè forte. Come curioso inciso (la mia facoltà di astrazione di solito si esercita arbitrariamente) potevo inoltre vedere una boccata di fumo che si intubava verticalmente, si divideva in due vesciche trasparenti, risaliva di nuovo il tubo e dopo una graziosa voluta si disperdeva in barocchi risultati. Più tardi (ero in un altro ufficio) ho trovato un pretesto per tornare a far visita all’arancia, al tè e al fumo. Ma il fumo era scomparso, e al posto dell’arancia e del tè c’erano due sgradevoli tubi contorti. Persino l’astrazione ha un suo aspetto penoso; ho salutato i tubi e sono tornato in ufficio. La mia segretaria piangeva, leggendo il provvedimento con cui mi lasciavano disoccupato. Per consolarmi ho deciso di astrarre le sue lacrime, e per un po’ mi dilettai con quelle minute fonti cristalline che nascevano a mezz’aria e andavano a infrangersi sulle cartelline, la carta assorbente e il bollettino ufficiale. La vita è piena di bellezze del genere.

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