We Have No Budget for Photos, di Tony Sleep

I receive an average of 2 proposals a week from people who have “no budget”  for photographs. Book publishers, magazines, newspapers, charities, corporates and start-ups nowadays all believe that photos are cost free, or that they are doing me a favour by offering to use my work and giving me a byline.
I no longer reply to such inquiries except by linking to this text.
Let’s be clear about a few things:
“No budget” is a euphemism for “we think photographers are mugs”. This offensive interpretation can easily be verifed by trying the phrase at your local restaurant, eg “I have no budget for dinner but I’d like to eat”. Adding a promise to tell all your friends where you ate will not deflect your head from the kerb as the manager throws you out.
Now imagine being a restaurant where  most people who come through the door try this on. The answer is NO, and I am being excessively polite.
If you didn’t really mean it and your “no budget” claim was just an opening bid, the answer is still NO. I want nothing to do with greedy opportunists who try to commence a negotiation with a lie. You have already demonstrated you cannot be trusted. You probably won’t be honest about usage, and will try not to pay.
And if you were one of those promising lots of better, paid work later, if only I can help you out now,  offer a contract else I’ll know you’re talking bullshit and the answer is of course NO.
You see I don’t want your stinking “exposure”, I want mutually beneficial, productive relationships with clients. I try to behave with  integrity, honesty and fairness, and I expect clients will do likewise. Exposure is the end of that process, not a means. Similarly with bylines.  I don’t require applause earned by being a sucker. If free matters more than good, ask someone else.
Like most people I work because I need to pay bills and support myself, my work and my family. The fact that I love what I do is why I have spent 40 years persevering whilst going without stuff most people take for granted. Vocation is not an invitation to disrespect.
Unsurprisingly I will not support parasitic business models that rely on exploiting photography, or me,  to extinction. With very rare exceptions (small charities run by unpaid volunteers that I choose to support) I have no budget for subsidising other peoples’ work and profitability. Supporting my own is next to impossible thanks to the current vogue for passing off exploitation as opportunity.
When I can afford it, I will drop a few quid into a charity box or give to a homeless person on the street. I regularly work for charities at a discounted rate. I look after baby birds that have fallen out of nests. I am a generous, kind and loving human being. But I  make an exception for salaried beggars who ask me to stuff a bundle of tenners in their pocket. They just piss me off. Especially when they insult me by telling me my life’s work is jolly nice but worthless.
I have had the most amazing conversations with numerous chancers who think decent photos are just some sort of serendipity that they should be entitled to freely earn off because electrons don’t cost much. One woman, a CEO of a £3.3m/yr organisation, explained that they like to use photos on their website because readers tell them that images communicate on a more accessible level than the text she commissions from her paid writers. So the value of photos was not in question. But she could not understand that perhaps she ought to use some of her £160,000 year website budget (I looked up their accounts on the web) to pay for photos. She could not understand that the photo she wanted to use only existed because I had invested time and money and learning in creating it. “Most photographers are happy to let us use their work for free”. Oh no they aren’t. They just didn’t go and look at her accounts and see that this woman was on £66k a year salary and ask why she didn’t work for the same rate she was shamelessly demanding.
Supply without payment is, of course, only viable for hobbyist photographers who don’t need an income from their photography. They have salaried jobs, pensions or private incomes, or perhaps suicidal romantic tendencies. I do not. They have a selfish attitude to destroying the sustainability of photography as a profession which they call “beating the pro’s at their own game”. Moreover a byline might appeal to their idiot vanity. I suggest you ask one of them. Alternatively find a new graduate or student to exploit – they are desperate and naive, and you have the opportunity to add to their crippling student debt by saving yourself a few quid.
If all this means you can’t source the images you want, that is just tough. I can’t source free cameras, computers, software, food, housing, fuel, either. If it’s all so damn easy and cheap, go and make your own photos.
If all this offends you, best stay away from mirrors too.

***

Ricevo una media di due proposte a settimana da gente che “non ha soldi” per le fotografie. Editori, riviste, giornali, onlus, grandi società e nuove aziende, oggi tutti sono convinti che le foto non costino nulla, o che mi facciano un favore offrendosi di usare il mio lavoro o indicandomi in didascalia.
Non rispondo più a tali richieste se non rimandando a questo testo.
Chiariamo alcune cose.
“Non abbiamo soldi” è un eufemismo per “crediamo che i fotografi siano dei boccaloni”. È facile verificare questa interpretazione offensiva provando a usare la stessa frase al ristorante: “Non ho soldi per la cena ma vorrei mangiare”. Promettere, in aggiunta, che direte a tutti i vostri amici dove avete mangiato non allontanerà il bordo del marciapiede dalla vostra testa, quando il titolare vi caccerà a calci.
Immaginate di avere un ristorante dove la maggior parte delle persone che entrano prova questa tecnica. La risposta è NO, e sono fin troppo gentile.
Se non dicevate sul serio e il vostro riferimento al “non avere soldi” era solo una prima offerta, la risposta è comunque NO. Non voglio avere nulla a che fare con degli avidi opportunisti che iniziano a negoziare con una bugia. Avete già dimostrato di essere inaffidabili. Probabilmente non sarete sinceri sull’utilizzo e cercherete di non pagare.
E se foste di quelli che promettono grandi quantità di lavoro pagato in seguito, se potessi aiutarvi in questo frangente, offritemi un contratto, altrimenti è chiaro che sparate stronzate e ovviamente la risposta è NO.
Vedete, non mi interessa la vostra schifosa “visibilità”, voglio un rapporto reciprocamente vantaggioso e produttivo con i clienti. Cerco di comportarmi con integrità, onestà e correttezza, e mi aspetto che i clienti facciano altrettanto. La visibilità è un prodotto di questo processo, non un mezzo. Lo stesso vale per le indicazioni in didascalia. Non me ne faccio niente della gloria guadagnata facendo il fesso. Se la gratuità è più importante della qualità, chiedete a qualcun altro.
Come quasi tutti, lavoro perché devo pagare le bollette e mantenere me stesso, la mia attività e la mia famiglia. Il fatto che mi piaccia quello che faccio è il motivo per cui ho continuato a farlo per quarant’anni rinunciando a quelle cose che molti danno per scontate. Questa vocazione non è un invito a mancarmi di rispetto.
Non c’è da sorprendersi che non voglia sostenere modelli economici parassitici che si dilettano nello sfruttamento della fotografia, o di me stesso, fino all’esaurimento. Salvo rarissime eccezioni (piccole associazioni benefiche gestite da volontari non pagati che decido di aiutare), non ho soldi per finanziare il lavoro e il guadagno altrui. Conservare il mio è praticamente impossibile, grazie alla moda odierna di spacciare lo sfruttamento per opportunità.
Quando posso permettermelo, metto degli spiccioli nella cassetta delle offerte o li do a qualche mendicante per strada. Lavoro regolarmente per delle associazioni benefiche a prezzo scontato. Mi prendo cura degli uccellini caduti dal nido. Sono un essere umano generoso, cortese e amorevole. Ma faccio un’eccezione per gli accattoni salariati che mi chiedono di riempirgli le tasche di banconote. Mi fanno incavolare. Soprattutto quando mi insultano dicendo che il lavoro di tutta la mia vita non è affatto male ma non vale una cicca.
Ho intrattenuto incredibili conversazioni con numerosi approfittatori convinti che le belle foto non siano altro che una qualche casualità che dovrebbero poter sfruttare gratuitamente perché gli elettroni non costano molto. Una signora, amministratore delegato di una società da 3,3 milioni di sterline l’anno, mi ha spiegato che preferiscono usare le foto sul loro sito perché secondo gli utenti le immagini comunicano a un livello più accessibile, rispetto ai testi che commissionano a degli scrittori a pagamento. Quindi il valore delle foto era fuori discussione. Ma non riusciva a capire che forse era il caso di destinare una parte del budget annuo di 160.000 sterline per il sito (ho controllato il bilancio su Internet) a pagare le foto. Non riusciva a capire che la foto che voleva usare esisteva solo perché avevo investito tempo e denaro e intelletto nella sua creazione. “Molti fotografi sono felici di farci usare il loro lavoro gratis”. Oh no, non lo sono. Solo che non sono andati a controllare il suo bilancio e non hanno visto che questa signora guadagnava 66mila sterline l’anno e non hanno chiesto come mai lei non lavorava alla stessa tariffa che, senza vergognarsi, pretendeva da loro.
Concedere un lavoro senza pagamento, evidentemente, possono farlo solo i fotografi amatoriali che non hanno bisogno di guadagnare con quello che fanno. Hanno un lavoro stipendiato, una pensione o qualche introito privato, o magari dei romantici istinti suicidi. Io no. Hanno la tendenza egoistica di eliminare la sostenibilità della fotografia come professione, che chiamano “battere i professionisti al loro gioco”. E poi il nome sulla foto può sollecitare la loro stupida vanità. Vi consiglio di rivolgervi a loro. Oppure trovatevi un neolaureato o uno studente da sfruttare: sono disperati e ingenui, e avete la possibilità di appesantire il loro opprimente debito di studio risparmiando qualche soldo.
Se questo vuol dire che non potete impiegare le immagini che volete, così è la vita. Nemmeno io posso usare gratis macchine fotografiche, computer, software, cibo, casa, carburante. Se è davvero così facile e banale, andate a farvi le foto da soli.
Se tutto questo vi offende, è meglio che stiate lontani anche dagli specchi.

(Testo originale pubblicato qui)

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